La mia seconda lezione al Freelance Day di Toolbox Coworking di Torino è stata “Contratto: al riparo dal rischio non-ti-pago” di Corinne Busso.
Innanzitutto, possiamo rallegrarci del fatto che la legge protegga i più deboli: le regole di base sul lavoro autonomo sono state riformate con la legge 81 del 2017. Inoltre, si parla del lavoro autonomo e del relativo contratto nel Codice civile (2222-2230). Il contratto è il risultato di una trattativa e deve contenere le parti (committente e libero professionista), il corrispettivo, il servizio (determinando rischi, tempi e modalità) e l’assenza di subordinazione, ovvero l’autonomia. L’utilità del contratto è quella di garantire una sorta di continuità.
Nel momento in cui si definisce l’oggetto, bisogna stare attenti a ciò che si scrive, per evitare il rischio di non ricevere il pagamento per inadempienza. Ogni modifica all’oggetto deve essere apportata per iscritto; lo scambio di e-mail è un principio di prova, ma la vera prova rimane sempre il contratto firmato; in alternativa, anche le PEC hanno tale valore.
Una clausola tipicamente inserita nei contratti recita: “si garantisce che è un lavoro autonomo”. Tuttavia, non ha valore, in quanto vale solo ciò che avviene effettivamente: se non è così, si possono presentare rivendicazioni.
Il cosiddetto Jobs Act Autonomy (2017) presenta un assetto normativo predefinito, tutele e un sistema garantistico minimo. Ad esempio, le seguenti sono considerate clausole e condotte abusive, ovvero che non hanno valore anche se presenti nel contratto, per cui si può richiedere un risarcimento del danno causato:
– il committente può modificare unilateralmente il contratto;
– il committente può recedere dal contratto senza congruo preavviso;
– i termini di pagamento superano i 60 giorni dall’emissione della fattura e dalla richiesta di pagamento: se non si stabilisce niente, devono rientrare nei 30 giorni, ma è possibile estenderli fino a 60 giorni;
– il committente rifiuta di redigere il contratto in forma scritta.
In caso di mancato pagamento, bisogna procedere con un decreto ingiuntivo, presentando il contratto e le fatture autenticate da un notaio; il continuo rifiuto potrebbe portare a un pignoramento.
Come sempre, spero che abbiate trovato interessante questo articolo; lasciate un commento, se vi va! 🙂
